domenica 11 marzo 2012
La giovanile che vorrei
venerdì 27 gennaio 2012
Il giorno della memoria

Non dimenticare mai. Oggi e tutti i giorni. Perché il presente senza memoria non ha futuro.
lunedì 12 dicembre 2011
Documento dei GD VDA per l'Assemblea Regionale del PD
Questo è il documento che abbiamo presentato all'ultima Assemblea Regionale del PD, approvato all'unanimità.
La Valle d'Aosta non è l'isola felice che cercano di raccontarci, se andiamo a vedere la realtà abbiamo problemi di disagio sociale, mancanza di luoghi di aggregazioni e assenza di politiche giovanili. I problemi nelle scuole sono innumerevoli e le occasioni di partecipazioni ridotte.
Come Giovani Democratici abbiamo deciso di iniziare un nuovo percorso e nuovo approccio ai problemi. Su temi particolarmente delicati e importanti preferiamo evitare slogan semplicistici e campagne effimere (nate solo per avere spazio nei media) e discutere con attenzione creando un percorso che continui nel tempo e che preveda studio dei dati e confronto con le realtà che operano quotidianamente nei settori che andremo ad analizzare. Con questo documento vogliamo mettere l'accento su problematiche che mai hanno avuto un ruolo centrale nell'agenda politica valdostana.
POLITICHE GIOVANILI E DISAGIO
Di disagio giovanile si parla poco in Valle d'Aosta, eppure i dati statistici ci descrivono come una regione con grossi problemi da affrontare: le rilevazioni Istat (aggiornate al 2011) ci dicono tra le persone di 11 anni e più circa il 25% presenta almeno un comportamento a rischio nel consumo di bevande alcoliche (siamo i peggiori in Italia insieme a Trentino Alto Adige e Molise); altrettanto preoccupanti i dati sul consumo di sostanze stupefacenti: secondo il rapporto del 2010 del dipartimento politiche antidroga la nostra Regione è in percentuale la seconda in Italia per tasso di ospedalizzazione di ricoveri per droga (prima la Liguria) e per mortalità per overdose (prima l'Umbria). Pensiamo che questi dati non possano lasciare indifferenti chi vuole governare questa regione, pertanto chiediamo di affrontare seriamente il disagio giovanile, problema troppo spesso ignorato, nella convinzione di vivere in “un'isola felice”. Sicuramente, il nostro approccio non potrà essere quello moralistico che ha caratterizzato le politiche esclusivamente proibizioniste della destra (alla Giovanardi): dobbiamo cercare di capire le motivazioni profonde e non limitarci a condanne ipocrite e cercare nuove soluzioni. Anche il recente rapporto ONU sulle tossicodipendenze, un rapporto che rovescia l'impostazione proibizionista e propone un approccio diverso ai problemi sociali ed etici connessi al consumo di sostanze stupefacenti, sottolinea come le sole politiche proibizioniste siano inefficaci e offrano il fianco allo sviluppo delle narcomafie. Uno dei problemi della nostra regione è sicuramente la mancanza di luoghi di aggregazione unita alla carenza di iniziative rivolte ad un pubblico giovane, problema che si acuisce ancor di più nella stagione invernale. Se nelle altre regioni, il problema è stato attutito dalle iniziative dei privati o da associazioni di varia natura, le piccole dimensioni del nostro territorio hanno reso difficile questo. Eppure, circa il 44% dei giovani è residente in Aosta e nella Comunità montana Mont Emilius; poco più di un quarto si ripartisce equamente tra le Comunità montane Monte Cervino e Grand Paradis. Distribuzione che non rende impossibile sviluppare politiche giovanili mirate. L'esperienza della Cittadella dei Giovani ad Aosta purtroppo ha dimostrato tutte le sue carenze: sono poche le occasioni di autogestione e di responsabilizzazione dei giovani, mentre sono spariti i servizi sul territorio. Occorre ripensare alle politiche giovanili, queste non possono essere puramente di facciata, ma un argomento importante nell'agenda politica. Si può pensare ad una maggiore integrazione delle politiche e dei servizi delle comunità montane e del comune di Aosta, cercando di sviluppare le best practise attuate dentro e fuori Valle.
LAVORO E ISTRUZIONE
La situazione dell'edilizia scolastica in Italia è grave e anche in Valle d'Aosta ci sono alcuni problemi. Gravi quelli che riguardano la sicurezza degli edifici, problematiche per la qualità delle scuole, la divisione in varie succursali.
Dal punto di vista della didattica, si può pensare di creare progetti per motivare i giovani studenti e dargli la possibilità di conoscere la situazione attuale sociale, economica e politica; prendendo ad esempio le iniziative portate avanti da singoli insegnanti, molto può anche essere fatto a costo zero.
In un momento di crisi, investire nell’istruzione universitaria e nella ricerca è la base per costruire un futuro migliore, non solo economicamente. Per l’Università della Valle d’Aosta, di recente fondazione (2010), si stanno progettando nuovi spazi e nuove sedi, noi vogliamo prima di tutto pensare di portare proposte relative ai corsi di studio per fare della futura Università valdostana un polo d’attrazione per studenti italiani ed europei e per investire concretamente sul nostro futuro. Fondamentali sono i rapporti che l’Univda può avere con le altre università dell’arco alpino e tutti gli enti che svolgono ricerca sul nostro territorio, lo sviluppo della ricerca scientifica soprattutto per le tematiche più legate al nostro territorio, in questo senso si auspica l’apertura di corsi a carattere scientifico legati alle caratteristiche del territorio (direzione auspicata anche dal nuovo Rettore). Per fare questo, è necessario l’impegno della Regione, che deve trovare i fondi anche e soprattutto per la didattica e la ricerca, investire oggi, mentre molti tagliano i costi, vuol dire attirare ricercatori e studenti.
Anche se i livelli di disoccupazione giovanile in Valle d'Aosta sono più bassi della media nazionale, sono comunque più alti di quasi 10 punti rispetto al dato della disoccupazione totale nella nostra regione. In un momento di crisi, le prospettive occupazionali sono basse e il lavoro è per lo più precario. Anche in Valle d'Aosta vengono ricercati commessi stagisti e altre forme di lavoro atipiche che poco hanno a che fare con la flessibilità. Oltre a pensare a incentivare la creazione di lavoro nel settore privato, sono necessarie regole certe per le entrate lavorative nelle partecipate pubbliche regionali e la diminuzione dell'uso dei contratti a tempo determinato nelle pubbliche amministrazioni.
CITTADINANZA E PARTECIPAZIONE
E' quasi un luogo comune parlare di cittadinanza e partecipazione, soprattutto quando si parla di giovani. I giovani vogliono aver voce, è un luogo comune che i giovani non siano interessati a quello che gli sta intorno e alla politica, ma spesso sono comprensibilmente critici. L'iniziativa del Consiglio Regionale dei Giovani, ad esempio, è molto interessante, ma perché sia veramente un'esperienza di partecipazione servono regole chiare e una maggiore comunicazione. Se questo progetto sarà poco partecipato e non percepito come reale strumento di confronto, dialogo e impegno, non potrà avere successo. La politica dovrebbe impegnarsi perché questo progetto possa crescere.
Non si può inoltre ignorare che gli stranieri residenti in Valle rappresentano circa il 6.5% dei residenti totali: Il 22% degli stranieri residenti in Valle è minorenne e di questi il 60% è nato in Italia. Oltre a sostenere la legittima richiesta di un cambio della legge, che renda più semplice ottenere la cittadinanza per chi è nato qui da genitori stranieri, proponiamo un'idea semplice da attuare. In molti comuni d'Italia (ad esempio Milano) vengono mandate delle lettere ai neo diciottenni di cittadinanza straniera, ma nati in Italia, informandoli della possibilità di richiedere la cittadinanza italiana, infatti i passaggi burocratici per ottenere la cittadinanza sono più semplici al compimento dei 18 anni che non in seguito. Anche le amministrazioni comunali della Valle d'Aosta potrebbero spedire le lettere ai neo diciottenni di cittadinanza straniera, senza grandi difficoltà, i nostri eletti potrebbero procedere in tal senso.
venerdì 25 novembre 2011
STOP! Diciamo basta alla violenza sulle donne.
NOVEMBRE 1960, in una strada di montagna della Repubblica Domenicana, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio Militare di Intelligenza. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. Nel 1999 l'Onu ha proclamato il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Circa il 70% della popolazione femminile mondiale dichiara di aver subito una forma di abuso o violenza nel corso della propria vita. E’ un fenomeno che non conosce ostacoli: attraversa culture, popolazioni, religioni, confini. I dati istat ci dicono che in Italia sono quasi 7 milioni le donne tra i 16 ed i 70 anni che hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita, pari al 31,9 per cento: circa 5 milioni hanno subito violenze sessuali (23,7 per cento), quasi 4 milioni violenze fisiche (18,8 per cento) – di cui 1 milione ha subito stupro o tentato stupro.
Nel 2009, in Valle d’Aosta al pronto soccorso si sono presentate 153 vittime, circa 40 in più rispetto al 2006. Questi dati, dice il rapporto, sono di difficile interpretazione, perché mostrano un volto della Regione inatteso, rispetto al livello di benessere complessivo che si registra. Si tratta di un segnale di incremento della violenza o, piuttosto, di una maggiore emersione del fenomeno, forse sospinta dalla fiducia nelle organizzazioni che si propongono di sostenere le vittime? Infatti, molti sono i soggetti in Valle che si sono attrezzati per offrire tutela alle donne che, con coraggio, denunciano gli abusi e le violenze. Questi centri offrono servizi di ascolto, supporto psico-sociale, prima accoglienza, soccorso medico e consulenza legale. Sono soggetti che si stanno interrogando sulle dinamiche che producono questa violenza e riflettono sulle situazioni, anche se sulla base di pochi casi. Ad esempio, le donne che, nel corso dell’ultimo anno, si sono rivolte all’Arcolaio sono coniugate (6 casi su 8), tutte con figli; hanno subito prevalentemente violenza psicologica ed economica, ma anche percosse e molestie sessuali. Ai Carabinieri di Aosta sono arrivate 8 chiamate per violenza fisica e 1 sessuale; di queste chiamate 6 erano di donne giovani tra i 25 e i 34 anni. Altre 24 donne hanno contattato il Centro Donne contro la violenza. Con 19 di queste donne sono stati fatti dei colloqui e a 15 di loro è stata offerta una consulenza legale. Le statistiche elaborate su questi pochi casi ci mostrano ancora un quadro di violenze che tocca età e strati sociali diversi e che è poco visibile dall’esterno. Si tratta, infatti, di violenze che per la loro natura - psicologiche (18 donne) ed economiche (10 donne) – non implicano necessariamente manifestazioni evidenti. Sono coinvolte nella maggior parte dei casi donne italiane (68%), tra i 35 e i 44 anni (41%), coniugate (65%) con figli (78%). Donne che arrivano alla denuncia solo dopo periodi molto lunghi di abusi subiti (nel 39% dei casi la violenza dura da 3 a 5 anni, mentre nel 22% dei casi dura da oltre 10 anni). É necessario avere, in ogni caso, presente che la violenza, con particolare riferimento a quella domestica, non è un fenomeno che trova le sue origini in una specifica condizione sociale, etnica o di livello di istruzione, ecc., ma è un problema che tocca tutti gli strati sociali. Ciò rende ancora più difficile intercettare le vittime e, soprattutto, i molestatori.
Diciamo basta ad una deriva culturale che vede la donna come un oggetto e troppo spesso sfocia in maltrattamenti ed omicidi. La violenza è la manifestazione estrema ed inaccettabile di una cultura di sopraffazione, di una discriminazione profonda delle donne, di una incapacità di accettare la loro libertà e autonomia.
E’ importante che il 25 novembre sia giornata di promozione di una nuova cultura di rispetto. Ma il nostro impegno è quotidiano: ogni giorno i Giovani Democratici si spendono nelle istituzioni e nella società per affermare i diritti di tutte le donne.
Fonti:
-sito nazionale dei GD (articolo di Federica Mariotti, responsabile nazionale politiche di genere dei GD)







